Lagune

Laguna di Butrinti
Questa area appartiene alla provincia di Saranda e si estende su 35 km di costa. Si trova nella parte più meridionale del Paese, vicino al confine con la Grecia. La laguna di Butrinti è circondata da altre zone umide come quella del lago di Bufi, la foce del fiume Pavllo e il fiume Bistrica.
Caratteristiche fisiche
Il lago di Butrinti (questo nome viene utilizzato per la sua somiglianza con un vero lago) ricopre circa 1600 ettari con una profondità massima di 21,4 m. L’ingresso della pianura del delta di Butrinti inizia nella parte settentrionale con una piana fangosa secca e terrazzi abbandonati su rocce affioranti. Un forte militare presidia l’ingresso del canale di Butrinti, la profondità è molto bassa, fatta eccezione per la parte centrale del canale che raggiunge 6 m di profondità.
Geologia
Questa parte del litorale è composta in parte dal calcare dolomitico del basso Giurassico, medio Neolitico Giurassico e dal calcare dolomitico Cretaceo.
L’Ambiente marino
Questa parte del litorale è rocciosa e presenta le scogliere più elevate e piccole grotte a livello del mare. Nelle vicinanze di Ksamil, la zona è stata deforestata con grandi macchie di piantagioni abbandonate di agrumi e olivi tra edifici di cemento e giardini abbandonati, che testimoniano di ciò che una volta era l’area turistica più bella per gli albanesi. Piccole spiagge sono composte da sabbia o ciottoli. Halophila stipulacea, una fanerogama marina originaria dell’Oceano Indiano con affinità subtropicali e tropicali, ha trovato rifugio nella baia di Saranda. Inoltre, le praterie di Posidonia sono ampie e in buona salute nella maggior parte dell’area marina, a una profondità media di 10 m. Esse funzionano come rifugio per un gran numero di specie di pesci. Gli echinodermi trovati sono Echinaster sepositius, Marthasteras glacialis, Sphaerechinus granularis, Paracentrotus lividus, Holothuria poli. Le più importanti specie ittiche sono orata, triglia di scoglio, triglia di fango, dentice, donzella, tordo fischietto, salpa, parlotto, sarago maggiore, cefalo, cernia bianca e perchia; inoltre, molti tonni migrano attraverso lo stretto di Corfù. Sono state segnalate tartarughe marine che migrano in quest’area e che talvolta vengono catturate dai pescatori.
Ambiente Zone umide
Il lago di Butrinti era in principio di origine tettonica, senza alcun contatto con il mare, e riceveva le acque del bacino idrografico Vurg e del fiume Bistrica. Negli anni Cinquanta, questo fiume è stato deviato direttamente al mare, e la maggior parte delle zone umide è stata bonificata. E’ stato costruito un canale lungo 3,6 km e largo fino a 100 m, che collegava il lago al mare, modificando così drasticamente l’equilibrio ecologico della zona, che è diventata salmastra. Il lago di Butrinti ha ora un doppio sistema di correnti in opposizione che divide la massa d’acqua in due distinti strati con variazioni stagionali di salinità, temperatura e caratteristiche idrochimiche a 5-6 m di profondità. Il lago è una vasta area di circa 1600 ettari con acqua salmastra circondata soprattutto sul versante occidentale da foreste tipiche di alloro, frassino, pioppo bianco e leccio, e paludi con cannuccia di palude, salicornia fruticosa e ilatro sottile, soprattutto nella parte nord della diga e nella parte Sud-Est della laguna di Bufi. La popolazione fitoplanctonica della laguna è principalmente composta da diatomee (Cheatoceros sp., Cyclotella sp.) e peridinates (Prorocentrum sp. e Peridinium sp). L’accumulo di fogliame della zostera nana è un’indicazione della sua estesa presenza all’interno della laguna. Il gruppo dei Balanidi è molto comune tra i Crostacei, mentre tra i Molluschi il mitilo mediterraneo.Gli uccelli avvistati nella zona del lago sono gabbiano reale del Caspio e gabbiano reale, passeri, mentre nella palude e nella piana fangosa presso l’estuario sono segnalati cannaiola, cannareccione, porciglione, sgarza ciuffetto, gallinella d’acqua, folaga, airone bianco maggiore, airone rosso, airone cenerino, cormorano, marangone minore, tuffetto, codone, alzavola, fischione, germano reale, cicogna bianca. Nelle aree a macchia mediterranea e uliveti sono segnalati: gheppio, falco cuculo, cappellaccia, zigolo capinero. Gran concentrazioni di uccelli migratori si possono ammirare in autunno e inverno. La zona umida di Butrinti è anche la più ricca dell’Albania per quanto riguarda gli anfibi e i rettili; inoltre, anche le lontre sono state notate in laguna. Nella parte nord del lago, sono presenti degli impianti di mitilicoltura (mitilo mediterraneo) un’attività iniziata da più di 30 anni. Nella laguna sono state trovate diverse specie di pesci come cefalo, cefalo bosega, carpa, spigola, anguilla, carassio, orata, branzino, mormora, nono, sogliola, pagaro, carpa argentata, leccia e suacia, e di gamberi del genere Crangon.
Ambiente terrestre
È caratterizzato da associazioni di Caxilo xanthum italici, Crithmo- Limonietum anfract., associazioni di Crithmetum, associazioni di Ammophiletum arundinaceae, di Salicornietum fructicosae, Salicornietum radicentis, Juncetum maritimi, Juncetum acuti e di Sporoboletum.
Attività umane
Le terre bonificate si estendono al nord (campo di Vurgu, Zezë) e al sud (campo di Vurgu, Xarra, Pelkës, Kufoshës, Konispolit) della zona di Butrinti. La maggior parte di questi terreni sono attualmente abbandonati a causa della massiccia emigrazione verso le città circostanti. L’attività di pesca è importante specialmente nello stretto di Corfù e alla foce della laguna di Butrinti, ed è una delle più produttive della costa albanese. L’acquacoltura (allevamento di mitili nel lago e di pesce sulla costa) è molto sviluppata, e fornisce occupazione a circa 260 famiglie. La disoccupazione conduce però allo spopolamento della zona e all’emigrazione verso la Grecia.
Turismo
Ksamili era considerata in passato la perla dell’Albania per il turismo nazionale, con piantagioni di ulivi, vigneti, frutteti e giardini con vista sul lago e sul mare. Oggigiorno, con le tante costruzioni attorno dovute ai movimenti della popolazione, l’area non è più l’attrazione turistica che era 10 anni fa, tranne per il paesaggio marino caratterizzato dalle uniche isole esistenti in Albania. I reperti archeologici sono numerosi nella zona e l’antica città di Butrinti (sito UNESCO) è famosa e la più visitata (ci sono testimonianze di tutti i periodi storici fin dal periodo neolitico dal 7 ° secolo a.C). Tali resti storici sono attrazioni turistiche interessanti anche per gli esploratori subacquei.
Attuale status di protezione/conservazione
Con la decisione del Governo n. 693, del 10.11.2005, il Parco Nazionale di Butrinti ha aumentato la sua superficie fino a 8590 ettari. Questa area protetta è l’unica gestita dal Ministero del Turismo, della Cultura, delle Politiche giovanili e dello Sport attraverso l’Ufficio di amministrazione e coordinamento del Parco Nazionale. L’intera zona dall’ottobre 2002, ha lo status di ‘sito Ramsar’. Sono permesse alcune attività tradizionali, come la pesca commerciale.
Attività di gestione
L’area è partecipe di un grande numero di attività correlate al territorio del Parco Nazionale compreso il sito archeologico dell’antica città di Butrinti. I principali scopi sono lo sviluppo del turismo e la redazione del piano di gestione. Negli ultimi 5 anni sono stati compiuti sforzi per l’implementazione di alcune attività, come il controllo degli ingressi, la possibilità di formare un gruppo di ranger, il monitoraggio e lo sviluppo del turismo. In definitiva si può affermare che il Parco Nazionale di Butrinti ed il sito UNESCO, rappresentano una delle migliori aree protette in Albania.
Laguna di Narta
Llaguna di Narta è situata nella regione di Valona- Myzeqe, nella porzione meridionale del delta del fiume Vjosa. Essa comprende la zona dell’estuario del Vjosa fino a Capo di Triport. L’intera area dell’estuario, inclusi anche i villaggi di Bishan, Novosela, Cerkovina, Panaja, Narta, è caratterizzata dalla preponderante presenza della pianura alluvionale costiera, che si trova lungo le basse coste sabbiose.
La descrizione del sito
La laguna di Narta ha una estensione di circa 42 km², di cui 14 km² sono utilizzati per l’estrazione del sale, nella salina di Skrofotina. La profondità della laguna varia da 0,70 m a 1,50 m. Questo complesso, che è più grande della stessa laguna di Narta, comprende diversi tipi di habitat, tra i quali: le dune sabbiose adiacenti all’estuario del Vjosa, le pinete mediterranee, i vecchi letti fluviali, le piccole zone umide costiere, le saline, le terre salate incolte ed i terreni agricoli ad est della zona.
Idro-geomorfologia
Il principale processo geomorfologico consiste nell’accumulo e nel deposito di sabbie dalle terre adiacenti e dal mare. I processi idromorfologici in laguna riguardano la rete idrografica adiacente, che riceve un contributo di materiali solidi alluvionali provenienti da diversi piccoli fiumi (soprattutto durante il periodo invernale) e di detriti a causa della rifrazione delle onde del Mar Adriatico.
Ambiente zone umide
La laguna di Narta ha una superficie totale di 4.000 ettari e una profondità massima di 0,8 m. Al momento attuale, 1/3 della superficie totale è occupata da stagni salati. La laguna di Narta comunica con il mare attraverso due canali artificiali, uno a nord e uno a sud. Nella parte sud- occidentale della laguna, vi è un’isola coperta da cipressi (cipresso mediterraneo), che nascondono un piccolo e interessante monastero. A causa del ridotto ricambio di acque con il mare Adriatico, alla scarsa profondità ed all’intensa evaporazione, durante la stagione secca la superficie totale della laguna subisce una riduzione del 30%. La laguna di Narta è una delle lagune albanesi che vanno incontro ad un rapido degrado a causa dell’apporto molto limitato di acque dolci e marine; di conseguenza, la laguna è soggetto a frequenti crisi distrofiche. Le specie più abbondanti di macro- zoobenthos sono i bivalvi (Cardium edule) ed i crostacei (Carcinus aestuarii). L’ittiofauna è simile a quella della laguna di Karavasta, tranne che per la dominanza di anguilla, zatterino sardo, nono e di diverse specie della famiglia Mugilidae. La laguna ospita un interessante avifauna, soprattutto durante il periodo invernale. Gli uccelli avvistati con maggior frequenza sono: gallinella d’acqua, airone cenerino, cormorano, marangone minore, tuffetto, germano reale, alzavola, fischione, marzaiola, folaga, airone bianco maggiore, airone rosso, beccaccia di mare, pettegola, gabbiano corallino e gabbiano reale.
Ambiente terrestre
Le foreste, in questa area, sono state piantate circa 30-  40 anni fa. Le specie dominanti sono pino d’Aleppo e pino domestico, mentre lo strato inferiore della foresta è composto principalmente da mirto, erica pugliese, lentisco, ginepro coccolone. Le piante erbacee sono scarsamente rappresentate; tra le specie più comuni vi sono palèo delle spiagge, asparago pungente e asfodelo mediterraneo. Di particolare interesse sono le specie endemiche di orchidea albanese e astro albanese. La vegetazione tollerante della salinità è presente principalmente lungo la costa settentrionale della laguna di Narta e nelle immediate vicinanze dell’estuario del fiume Vjosa. Durante l’estate, la zona è coperta da vegetazione alofitica, rappresentata principalmente da salicornia fruticosa, salicornia glauca, salicornia europea, limonio comune, giunco marittimo, giunco pungente, tamerice di Dalmazia e tamerice ampeana. Questo tipo di vegetazione gradualmente sta per essere sostituito da associazioni di cannuccia di palude, lisca maggiore e lisca a foglie strette, lungo le rive dei fiumi e negli stagni di acqua dolce e salmastra. Le dune sabbiose di questa zona rappresentano un relitto di quelle che un tempo potevano essere trovate lungo la costa adriatica albanese; raggiungono i 4- 5 m in alcuni punti e sono ricoperte dalla tipica vegetazione dunale sabbiosa, dominata dallo sparto pungente, che dona la fisionomia tipica a questa vegetazione.
Attività umane
Oltre ad alcune attività agricole marginali in terreni bonificati, sono attivamente praticate altre attività come la pesca, la silvicoltura, l’estrazione del sale (Narta) e la caccia. La zona di Narta è nota anche per i suoi vigneti e per una buona produzione di vino di qualità.
Valori culturali
Intorno alla zona si trovano diversi siti storici, come l’Isola di Zvërnec nella laguna di Narta, con il Monastero di Santa Maria del XIII-XIV secolo d.C, il sito archeologico del villaggio di Narta, con gli antichi insediamenti di Aulon (non ancora scavati) e la città di Valona.
Attuale status di protezione/conservazione
Il Ministero dell’Ambiente, delle foreste e della gestione delle risorse idriche, attraverso il Servizio Forestale della Direzione di Valona, è responsabile della gestione delle zone umide di Narta. A seguito della decisione del Governo n. 680, datata 22.10. 2004, l’area umida di Narta (compreso il fiume Vjosa così come il territorio circostante), è stata designata come territorio acquatico e terrestre protetto
Laguna di Patogu
La baia di Rodoni, che include questa zona umida, inizia a nord dall’imbocco del fiume Drini e finisce a sud presso la base del capo di Rodoni. La linea costiera è lunga circa 8 km. La parte nord dell’area (6 km) è localizzata nel Distretto di Laçi e la parte sud (2 km) nel Distretto di Durrësi. La laguna di Patok è compresa nel comune di Fushë-Kuqe, che è localizzato nell’area amministrativa del distretto di Kurbin e comprende 5 villaggi: Adriatik, Patok, Gorre, Gurrëz and Fushë- Kuqe.
Caratteristiche fisiche
Questa parte del litorale è sabbiosa, con numerosi segni di erosione e frequenti cambiamenti della posizione della linea di costa. La laguna di Patok sembra essere la più colpita da questa situazione poiché il litorale dunale è ormai scomparso a livello locale; un villaggio turistico di recente costruzione si trova ora a ridosso del mare. Verso sud, un nuovo banco di sabbia si sta affacciando dalla foce del fiume parallela alla costa. Il dinamismo della foce del fiume Mati (per la maggior parte legato ad attività umane) è in parte responsabile dei cambiamenti nella laguna. La foce del fiume Ishëm è una zona salmastra delle paludi salate, lagune e spiagge di sabbia, separata dal mare da un banco di sabbia.
Geologia
La zona racchiude soltanto recenti sedimenti portati dal fiume Mati da bacini di montagna e caratterizzati da detriti alluvionali dei fiumi e da sabbie e ciottoli ofiolitici.
Ambiente marino
I sedimenti marini sono composti da sabbia fine. In quest’area si possono trovare specie di alghe macrofite , come per esempio la quercia marina (Fucus virsoides). Si estendono le praterie di Posidonia oceanica ed è riportata una popolazione di mazzancolla (Penaeus kerathurus). Nella zona è possibile trovare diverse specie di crostacei decapodi come Gennadas elegans, Solenocera membranacea, Penaeus trisulcatus, Sicyonia carinata, Lucifer typus, Athanas nitescens, Crangon crangon, Paguristes eremita. Sul litorale sono stati trovati i seguenti pesci: trigone, squadro, torpedine marezzata, sparlotto, orata, sugarello, leccia, triglia di fango e nono.
Ambiente zona umida
La laguna di Patoku (e l’area circostante) ricopre circa 400 ha ed è separata in due parti da una argine sul quale è stata costruita una strada. La parte settentrionale chiamata “Patok i vjetër” assomiglia di più a un golfo, quasi chiusa da una barriera di sabbia. La parte meridionale comunica artificialmente con il mare. La recente barriera di sabbia, creata dai depositi alluvionali è eccezionalmente ricca in termini di biomassa e ospita un gran numero di uccelli trampolieri. La vegetazione alofita della laguna di Patoku comprende le seguenti associazioni: Cacilo-   Xanthietum italici, Salicornietum europeae, Arthrocnenum glauci, Agropyretum mediterraneum, Juncetum maritini, Scirpetum maritini and Phragmitetum communis. I principali crostacei decapodi ritrovati nell’area sono Gennadas elegans, Solenocera membranacea, Penaeus trisulcatus, Sicyonia carinata, Sergestes arcticus, Lucifer typus. I pesci presenti in laguna sono cefalo, cefalo calamita, cefalo musino, spigola, suacia e suacia imperiale. L’elevata biodiversità delle paludi salate in quest’area rappresenta un serbatoio per gli uccelli migratori acquatici e i trampolieri; sono stati avvistati infatti aironi, pellicani e cormorani. Per quanto riguarda i mammiferi, nella riserva di Fushe Kuqe sono state segnalate anche volpi e faine.
Ambiente terreste
L’area è una riserva naturale (attualmente di 800 ettari), principalmente composta da boschi di ontano comune, pioppo bianco, frassino, sambuco, salice, querce e pino d’Aleppo rimboschito, che è stata ridotta di 4200 ha a causa della bonifica dell’area. Durante l’inverno le aree sabbiose e le zone erbose vengono inondate e rappresentano un ottimo habitat per gli uccelli migratori acquatici. La vegetazione litorale è composta da associazioni Agropyretum Mediterraneo caratterizzate da gramigna delle sabbie, zigolo delle sabbie, gramigna selle spiagge, santolina delle spiagge e vilucchio di mare. Sono presenti anche associazioni a Salicornietum fructicosae, Arthrocnemetum glauci, Salicornietum radicentis, S. europacea, Juncetum maritimi, Limonietus vulgare, Juncetum acuti and Schoeneto- Plataginetum crassifoliae. Il bacino include 450 ha di terreni coltivati e 200 ha di foreste.
Attività umane
La popolazione rurale è relativamente dispersa con una media di meno di cinquanta abitanti per km2. La terra recuperata è coltivata e sono stati creati anche pozzi artesiani. La pesca è relativamente importante nella zona umida e sulla linea della costa; sono ancora presenti nella laguna forme tradizionali di pesca. La ricettività turistica nella zona di Fushë- Kuqe e di Patok è relativamente nuova, ma le strutture più vecchie hanno bisogno di essere rinnovate per poter essere riutilizzate (sono operativi dei ristoranti relativamente affollati durante la stagione).
Potenzialità
Quest’area è adatta per il turismo avventuriero e naturalistico (boschi e zone umide). La presenza di chiurli e di pellicani ricci la rende un’area di priorità internazionale per la conservazione delle zone umide. Purtroppo, sono segnalate la pesca e la caccia illegale. La crescente pressione locale turistica sulla costa e sulla laguna sta influenzando negativamente l’ambiente e le sue risorse.
Attuale status di protezione/conservazione
Il Ministero dell’Ambiente, delle foreste e delle risorse idriche, attraverso la Direzione del Servizio Forestale di Laçi è responsabile per la gestione dell’area. L’area è stata designata nel 1962 come Riserva di Gestione Naturale per ordine del Ministro dell’Agricoltura.
Laguna di Kune Vaini
La laguna di Vaini-Ceka fa parte del comune di Shengjin (Distretto di Lezha), Include la stessa città e 5 villaggi; Ishull- Lezhë è il villaggio più vicino alla laguna di Vaini. La costa è lunga circa 12 km, a una distanza di circa 70 km da Tirana, e di circa 45 km dal lago di Shkodra. Si trova 20 km a ovest della città di Lezha.
Caratteristiche fisiche
La laguna è parte del sistema di zone umide di Kunë- Vaini. Si trova all’incrocio delle foci dei fiumi Drini e Mati, ricopre circa 1500 ettari in direzione nord-sud, leggermente curvato verso est nella parte centrale. Nella parte settentrionale, la piana costiera si estende per circa 8 km fino a Lezha, e nella parte meridionale si estende per circa 10 km, fino alla città di Miloti. La spiaggia è composta da sabbia fine.
Geologia
L’area comprende solo i recenti depositi alluvionali portati dai due fiumi. All’interno, si può trovare un substrato cretaceo.
Ambiente marino
I sedimenti marini sono composti da sabbia fine. Le praterie di Posidonia oceanica si sono ridotte a causa dei rifiuti industriali scaricati nelle acque. Lungo la costa sono ben sviluppate le attività di pesca; i pescherecci con reti a strascico provenienti da Shëngjini sono attivi nella zona. Piccole barche da pesca sfruttano le acque poco profonde, mentre la popolazione locale raccoglie Lamellibranchi lungo la costa.
La laguna di Ceka ha una vegetazione simile a quella della laguna di Merxhani. Più della metà della superficie delle acque è coperta da letti allagati di canna di palude (Phragmites communis) mista a lisca maggiore (Thypha latifolia). Gli argini sono composti da comunità di siepi, boschi ripariali di ontani neri con ontano comune, pioppo bianco, olmo campestre, frassino meridionale, salice bianco e querce, che sono stati rimpiazzati col tempo da rimboschimenti di pini. La macchia è composta principalmente da tamerice comune, corniolo maschio e ginepro coccolone, mentre la vegetazione erbacea della palude è caratterizzata da gramigna rampicante, erba mazzolina comune, cannuccia di palude e salicornia fruticosa. La laguna ospita anche associazioni con zostera nana, cimodocea e lattuga di mare. Le specie di uccelli acquatici osservati nella laguna includono il cormorano, la nitticora, la garzetta, l’airone bianco maggiore, la spatola, la marzaiola, il mestolone, l’oca selvatica e il moriglione. Altri animali che possono essere trovati nell’area sono la donnola, la puzzola europea e la volpe. La fauna acquatica presente nella laguna include pesci delle famiglie Mugilidae e Sparidae, la spigola, l’anguilla, e i granchi, mentre Carcinus aestuarii and Trachurus trachurus, Umbrina cirrosa, suacia imperiale, leccia, squadro, salpa, sardina si ritrovano lungo la costa.
Ambiente terrestre
La vegetazione naturale nell’area di Vaini è composta da un bosco xerico di latifoglie sub- Mediterranee di Orno- Ostryetalia, con pioppo bianco, salice bianco e querce, qualche volta rimpiazzati dai pini. La vegetazione della costa è contraddistinta da associazioni Mediterranee ad Agropyretum, caratterizzate da gramigna delle sabbie, zigolo delle spiagge, gramigna delle spiagge e santolina delle spiagge. La vegetazione originale delle dune è caratterizzata da associazioni psammofile di ravastrello marittimo e nappola minore.
Attività umane
Ci sono alcuni piccoli insediamenti come Rrila e Tale. La pianura bonificata nella zona è coltivata, con diversi pozzi artesiani disseminati in tutta la zona. La terra arabile del territorio comunale di Ishull Lezha, viene utilizzata per soddisfare le esigenze della popolazione locale tramite la produzione di verdure, patate e melone, e le esigenze del bestiame con il foraggio (mais, erba medica, barbabietola, ecc.). Oltre alle attività di allevamento del bestiame e dell’agricoltura, le popolazioni locali hanno a che fare con la pesca, la caccia e, in misura minore, con attività selvicolturali. La pesca è un’attività importante, e circa il 10% della popolazione locale è impegnata in questa attività. La circolazione dell’acqua nella laguna dovrebbe essere migliorata; infatti, i canali di collegamento con il mare sono chiusi, generando così variazioni nella laguna e nella produzione ittica. Le attività di caccia illegale sono ancora segnalate; i cacciatori stranieri possono introdursi nell’area di Vaini regolarmente, ma sono molto presenti anche i cacciatori locali.
Potenzialità
Fatta eccezione per le attività di caccia, la parte terrestre di questo sistema di zone umide è ancora ben preservata. La laguna di Ceka è un’area ecologicamente sensibile. Ci sono soltanto pochi ristoranti nell’area, con cucina tradizionale e costruiti in legno. La zona dispone di un notevole potenziale per il turismo, ma è molto importante sviluppare un tipo di eco-turismo che integri l’avventura o il turismo mare/sole, conservando allo steso tempo il paesaggio (ecosistema, habitat, la biodiversità e le altre risorse naturali), sulla base dei principi dello sviluppo sostenibile. E’ inoltre possibile integrare l’eco- turismo con il turismo culturale, grazie alla presenza di siti storici nell’area di Lezha
Laguna di Karavasta
Situata lungo la costa adriatica, tra il fiume Shkumbini (nord) e il fiume Seman (sud), la zona confina con il Mare Adriatico e la collina occidentale di Divjaka. Appartiene al distretto di Lushnja e comprende il Comune di Divjaka e diversi villaggi come Mize, Karavasta e Remas.
Descrizione del sito
La superficie totale è di circa 22.000 ettari, di cui il 4% litorale sabbioso, 6% pineta costiera di Divjaka (di cui il 21% del totale copertura forestale), il 29% laguna e palude salata, il 40% terreni agricoli e 6% altro tipo di copertura del suolo. Il litorale sabbioso è lungo circa 15 km e largo diverse decine di metri. Una lunga striscia di basse dune sulla riva è presente nell’ampia laguna costiera di Karavasta, con una lunghezza di circa 10 km e una larghezza di alcune centinaia di metri. La specie di pino presenti nelle foreste sono: pino d’Aleppo e pino domestico. Una piccola colonia di pellicano riccio è situata in mezzo alla laguna di Karavasta in una piccola isola.
Geologia
La zona è composta principalmente da depositi Quaternari di sabbia e argilla. A sud della bocca di Shkumbini parallelamente ai depositi marini quaternari di sabbia e di sub- sabbia, e attorno alla laguna di Karavasta, troviamo depositi paludosi di argilla e sub argilla, sabbia e torba (ippica), dell’ età Quaternaria. Tra le colline di Divjaka, il fiume Shkumbini a nord e il fiume Seman nel sud del paese, vi sono depositi alluvionali di argilla e sabbia. La zona è povera di acque sotterranee.
Ambiente marino
La linea costiera della zona di Divjaka- Karavasta ha continuamente modificato la sua configurazione a causa di accumulo di detriti alluvionali dei fiumi di Seman e di Shkumbini che finiscono nel mare Adriatico; oggi è caratterizzata da un morbido fondo fangoso. L’ambiente bentonico è caratterizzato dai tipici organismi che hanno preferenza per tali sedimenti, principalmente bivalvi.
Ambiente zone umide
Il sistema della laguna di Karavasta (paludi interne ed esterne, alcune delle quali chiamate Godullas in albanese, e la parte settentrionale chiamata Kulari), insieme alle foci dei fiumi Shkumbini e Seman e ai canali di drenaggio di Tërbufi e Myzeqe, formano uno dei sistemi idrologici più complessi e dinamici in Albania. La superficie di acqua aperta della laguna di Karavasta è di circa 4330 ettari, con una profondità massima di 1,5 m, ed è collegata al mare attraverso tre canali. Solo il canale settentrionale collega direttamente la laguna Karavasta con il mare; i canali centrale e meridionale collegano la laguna di Karavasta con un’altra laguna piccola di nome “Godulla meridionale”. La laguna di Karavasta è la più importante in Albania in termini di biodiversità. All’interno della laguna, la flora (in particolare le fanerogame) è piuttosto scarsa a causa dell’immissione limitata di acqua dolce. Degni di essere menzionati sono Ruppia cirrhosa e Zoostera nolti, in quanto formano associazioni in acque basse (20- 30 cm) con praterie sottomarine separate. La comunità delle alghe è rappresentata da Chaetomorpha linium, Cladophora sp, Cistoseria sp. Sul fondo della laguna vi è una grande quantità di gasteropodi, come Cerithium vulgatum, Cerithium rupestre, Cardium edule, Mytilus galloprovincialis. Tra i crostacei, la specie dominante è Carcinus aestuari. L’ittiofauna è rappresentata da specie eurialine e euriterme, tra le quali le più comuni sono: cefalo, cefalo calamita, cefalo stregano, cefalo musino, cefalo bosega, anguilla, latterino sardaro, branzino, orata, anemonia solcata e nono. L’area è molto conosciuta per la colonia dei pellicani ricci che conta 20- 22 coppie. Il loro luogo di accoppiamento è situato in una piccola isola a nord della parte occidentale della laguna e rappresenta la parte più occidentale dell’areale di nidificazione di questa specie.
Ambiente terrestre
Dentro l’area di Divjaka-Karavasta vi sono diversi ecosistemi, che possono essere classificati in aree terrestri, aree di acqua dolce e zone umide. All’interno degli ecosistemi terrestri, si trovano dune sabbiose, pinete mediterranee, macchie e phryganas. Le dune di sabbia non sono ben sviluppate; la vegetazione appare a una distanza di 15-20 metri dalla riva del mare. Le specie pioniere, come il ravastrello marittimo e la salsola erba cali, sono gradualmente sostituite dalla tipica vegetazione dunale dominata in gran parte dalla gramigna delle spiagge, e raramente dallo sparto pungente. La pineta Mediterranea si trova a sud del delta Shkumbini fino a sud del delta del fiume Semani, e copre una superficie di circa 1100 ettari. La foresta di Divjaka rappresenta un’importante e interessante ecosistema grazie alla diversità della sua struttura e alla bellezza dei suoi ambienti ricreativi. La foresta è composta da 2 specie di pino (Pino d’Aleppo e pino domestico), che si amalgamano con alberi decidui, in particolare, olmo comune, farnia, pioppo bianco e ontano comune. Gli arbusti sono rappresentati da tipiche specie mediterranee, che, di tanto in tanto, formano cespugli molto densi. Le specie più diffuse di questa formazione ad arbusti sono: mirto, erica pugliese, lentisco, ginepro coccolone. In molti casi la foresta è associata a numerose liane come salsapariglia nostrana, edera, clematide fiammola. Di particolare interesse sono le specie endemiche come astro albanese e orchidea albanese, così come la forma ibrida Orchis paparistoi (O. albanica x O. coriophora).
Fauna
Il più comune mammifero è la lepre europea, ma all’interno della riserva si possono incontrare anche il tasso, la donnola, la volpe e la faina, oltre che alcune specie di pipistrelli, che sembrano essere minacciate. Di particolare importanza per questa zona è la presenza del bufalo d’acqua. La foresta ha anche una ricca ornitofauna; oltre agli uccelli acquatici, si trovano numerosi uccelli legati all’ambiente della foresta: colombella, colombaccio, picchio verde, cappellaccia, rigogolo, silvidi, luì. Si possono vedere diversi rettili e anfibi come testuggine palustre europea, Clemys caspica, testuggine comune, cervone, pseudopo europeo, tritone punteggiato, salamandra pezzata, raganella, ululone dal ventre giallo, rospo comune, rospo smeraldino e rana verde sp. La foresta ha anche una ricca entomofauna caratteristica; le zanzare Culex and Anopheles sono così abbondanti durante il tempo dell’estate che possono causare disturbo e disagio all’uomo in questo scenario di rara bellezza. Gli ecosistemi di acqua dolce sono composti dalla bocca del fiume Shkumbini e Semani così come dai due principali canali di drenaggio Tërbufi e Myzeqe. Lo scarico dei fiumi è caratterizzato da una flora ricchissima e interessante. Lungo la valle del fiume Shkumbini, si è venuta a creare una grande diversità di habitat, in cui si sovrappongono diversi tipi di vegetazione (alofita, idrofita, psammofila). Essi rendono questo settore uno dei più interessanti siti per diverse specie di uccelli. Situata nella parte nord della bocca del fiume Shkumbini vi è la palude Osmani. Questa zona è circondata da una cintura di dune di sabbia, con molti piccoli stagni e zone umide con le loro specifiche vegetazioni nelle vicinanze. Grazie all’habitat dominato da acqua dolce, il sito è uno dei più attraenti per gli uccelli in generale e soprattutto per quelli acquatici, come luogo di abbeveramento.
Attività umane
Le principali attività nell’area sono la pesca e il turismo (durante l’estate). Vi è la possibilità di accedere al sito con l’auto. Al di fuori del Parco, le attività agricole sono molto sviluppate e la maggior parte di questa terra è stata coltivata principalmente con colture di cereali, ortaggi e foraggi.
Turismo
La zona si trova vicino uno dei più grandi siti archeologici in Albania, la città di Apollonia, che porta numerose testimonianze del passato. La città fu costruita sulla sommità di una catena collinare, con alcune parti nella pianura circostante. L’insediamento risale all’anno 588 a.C da coloni di Corinto, e ha raggiunto il suo massimo sviluppo durante il periodo romano. Altri notevoli siti archeologici della zona e dei suoi dintorni sono “Kalaja e Boshtoves” (Castello Boshtova), situato nel vecchio letto del fiume Shkumbini, i resti archeologici della vecchia strada romana “Egnatia“, e il villaggio di Ardenica con il monastero di Santa Maria in cima alla collina (XIII-XIV secolo).
Attuale status di protezione/conservazione
Il Ministero dell’ambiente, delle foreste e della gestione delle risorse idriche, attraverso il Servizio Forestale della Direzione di Lushnja è responsabile per la gestione del Parco Nazionale di Karavasta- Divjaka, designata come Parco Nazionale dal 1966. Con la decisione del Governo n. 687, datata 19.10.2007, l’area del Parco è stata aumentata fino a 22.230 ettari. Dal mese di agosto 1994, l’intera area è sito “Ramsar”. Sono ammesse le attività tradizionali, come la pesca commerciale.